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poetica

Fantini predilige l’assemblaggio come forma espressiva per le sue potenzialità di sperimentazione continua. Questa tecnica gli consente di lavorare con forme e materiali secondo infinite possibilità, mettendole costantemente a verifica e sovvertendole nel corso del processo creativo. Il lavoro prende avvio da un’iniziale fase di progettazione – un’idea proiettata nei materiali e nei colori – per poi evolversi liberamente secondo le vie indicate dal gesto e dalla materia, generando accostamenti imprevisti e composizioni inaspettate.

 

I materiali impiegati da Fantini sono accomunati dalla loro ordinarietà. Da un lato cartoni, garze, scotch e sacchetti di plastica evocano l’estetica industriale contemporanea, dall’altro, frammenti di appunti, schizzi, agende e biglietti rimandano alla dimensione più intima della vita quotidiana dell’artista. Questi elementi vengono rielaborati, accostati e sovrapposti, dando vita a stratificazioni materiche che si configurano come linguaggio espressivo autonomo. Le diverse texture lasciano segni spontanei, significanti ma privi di un significato univoco, e le loro sovrapposizioni generano molteplici livelli di lettura. La stratificazione si estende anche alla terza dimensione attraverso l’uso di carte leggere, lavorate e accartocciate per creare ombre e spazi di luce, vuoti e pieni. Inoltre, l’integrazione di garze e colle introduce una semi-trasparenza che interagisce con la luce, trasformando la percezione dell’opera nel tempo e svelando nuove profondità.

 

Le bande verticali ricorrenti nei lavori di Fantini richiamano una scansione spazio-temporale che suggerisce un potenziale racconto, rigorosamente non figurativo, aperto allo sguardo del fruitore. La forte carica gestuale materializzata negli strappi e nelle lacerazioni e gli “indizi” offerti dai materiali legati alla sua sfera personale, evocano dei paesaggi emotivi che l’osservatore è invitato a esplorare liberamente e a completare con la propria interpretazione.

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La volontà di esorcizzare le paure collettive e individuali della contemporaneità, che ha segnato l’inizio della ricerca artistica di Fantini, si traduce oggi nel desiderio di trasformare l’opera in uno spazio di collaborazione e comunità, dove il fruitore non è più semplice spettatore ma diventa soggetto attivo. È proprio questa esigenza profonda a guidare la pratica di Fantini, che da oltre quindici anni porta avanti una ricerca intima e che oggi si apre al pubblico per coinvolgerlo in un processo condiviso. Radicato nelle sperimentazioni delle avanguardie storiche e in profonda risonanza con le ricerche informali, il lavoro di Filippo Fantini trova la sua definizione più efficace nel concetto di “Opera
Aperta”. I suoi assemblaggi, infatti, trasformandosi da oggetto a processo, si configurano come campi di possibilità in cui il fruitore è invitato a costruire liberamente la propria interpretazione.
“Se l’arte può scegliersi quanti soggetti di discorso desideri, l’unico contenuto che conta è un certo modo in cui l’uomo si mette in rapporto col mondo e risolve questo suo atteggiamento a livello delle strutture, in modo di formare” (Umberto Eco)


Claudia Gerardi

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